
Cartellone ricco e di qualità quello che il Teatro Civico di Tortona riserva per questa stagione 2009 - 2010.
Grandi classici, spettacoli musicali, drammaturgia contemporanea, commedie brillanti.
Interpreti di grande prestigio e giovani rivelazioni del palcoscenico italiano.
Si comincia con Gene Gnocchi e passando attraverso la bravura di consumati protagonisti delle nostre scene quali Paolo Villaggio, Paola Pitagora, Ugo Pagliai e Paola Gassman si arriva a Ornella Muti.
Il Teatro non ha categoria ma si occupa della vita. È il solo punto di partenza, l'unico veramente fondamentale. Il Teatro è la vita..
- Peter Brooke
PICCOLO TEATRO DI CATANIA
“Gran Varietà Futurista”
di Marinetti, Majakovskij, Depero, Cangiullo, Petrolini, Maldacea ed altri
regia Gianni Salvo
mercoledi 10 marzo 2010
Per Marinetti, fondatore del Futurismo, il Teatro deve essere il luogo
della creatività e della comunicazione, della volontà di interagire con
il pubblico risvegliandone con ogni mezzo l’attenzione anche con gli espedienti
del vecchio Teatro di Varietà che utilizza la collaborazione con gli spettatori
invitandoli a partecipare all’azione. A conferma di tutto ciò, Marinetti
scrive nel 1913 un vero e proprio manifesto sul Teatro di Varietà, nel
quale espone i motivi della sua preferenza per tale genere: “si nutre
di elementi veloci, si basa sul senso del ridicolo, sull’ironia, sottolinea
l’imbecillità e la stupidaggine umana, scatenando cascate di ilarità irrefrenabile...”
Il Teatro Futurista si chiamò anche Teatro sintetico perchè era costituito
da una nuova forma drammaturgica che è la sintesi teatrale: piccoli atti
unici con vere e proprie caricature divertenti del vecchio Teatro. Per
intenderci, alla maniera delle scenette della vecchia rivista d’avanspettacolo,
con la presenza di un linguaggio originale, ora stravagante, ora ironico
e sempre comicissimo che si fa sberleffo del melodramma e della letteratura
romantica in modo irriverente e provocatorio. E allora i bicchieri di
una imbanditissima cena si trasformano in strumenti musicali ed intonano
una canzoncina; le sedie , alla fine di una riunione salottiera, risentite,
escono di scena da sole; una cucina si trasforma in improvvisata orchestrina
mentre si decanta l’originale menu futurista; Dante Alighieri, posto come
statua in un giardino pubblico, improvvisamente si anima rivolgendo profferte
d’amore ai passanti. Ed ancora le divertenti canzoni di Petrolini, fra
le quali la serenata pedestre: “Amo i tuoi piedi...” Ed infine Maldacea,
il re delle macchiette dell’avanspettacolo dell’epoca con le quali si
rappresentava in maniera grottesca un certo perbenismo borghese.
